L’ex terrorista Alì Agca, che provò ad assassinare Giovanni Paolo II, ha rivelato che Emanuela Orlandi si trova in un convento di clausura
Il caso di Emanuela Orlandi continua a far parlare di sé, alimentando nuove ipotesi e misteri. L’ultima rivelazione arriva da una figura ben nota alla storia recente: Alì Agca. Parliamo dell‘ex terrorista turco che nel 1981 tentò di assassinare Papa Giovanni Paolo II. In un video diffuso sui social, Agca ha ribadito una teoria che sostiene da anni. Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa nel 1983, sarebbe ancora viva e si troverebbe in un convento di clausura da qualche parte in Europa.
Una dichiarazione che ha riacceso il dibattito e sollevato numerose domande. Secondo Agca, il Vaticano avrebbe organizzato il trasferimento di Emanuela nel Liechtenstein, accogliendola in una casa reale del piccolo principato. Questo presunto piano sarebbe stato deciso il 15 giugno 1983 durante un incontro tra il cardinale Agostino Casaroli, all’epoca segretario di Stato della Santa Sede, e il principe Hans-Adam. Secondo la ricostruzione di Agca, la sera del 22 giugno Emanuela sarebbe stata condotta fuori dal Vaticano a bordo di un’auto diplomatica nera, per poi essere accolta nel palazzo reale del Liechtenstein.
Se questa versione fosse vera, significherebbe che la scomparsa di Emanuela Orlandi non è stata frutto di un rapimento casuale o di un’operazione criminale isolata. Ma di una decisione orchestrata ai più alti livelli del Vaticano. Agca sottolinea un dettaglio che, a suo dire, confermerebbe questa ipotesi. Nel 1985, Papa Giovanni Paolo II visitò il Liechtenstein. Un evento che per l’ex terrorista sarebbe stato un segnale di ringraziamento alla famiglia reale per l’aiuto ricevuto nel “custodire” Emanuela.
Ma perché il Vaticano avrebbe preso una decisione tanto drastica? Agca non fornisce una risposta chiara, ma ipotizza che la giovane sia stata allontanata per ragioni di sicurezza o per motivi che restano avvolti nel segreto pontificio. Una certezza, secondo lui, c’è. Oggi Emanuela sarebbe ancora viva e avrebbe assunto una nuova identità all’interno di un convento di clausura, lontano dagli occhi del mondo.
La rivelazione di Agca ha sconvolto in molti, suscitando la reazione di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che da anni si batte per la verità sulla scomparsa della sorella. Pietro ha rivelato un altro dettaglio inquietante: un incontro avvenuto tre anni fa in un locale di Roma tra alcuni personaggi influenti. Tra questi, i magistrati Luca Palamara e Antonio Ingroia. Durante la conversazione, secondo quanto riportato da Orlandi, si sarebbe discusso di come l’ex procuratore Giuseppe Pignatone fosse stato insistentemente voluto a capo della Procura di Roma per risolvere due questioni delicate. Il caso di Emanuela Orlandi e quello di Mafia Capitale.
Questa rivelazione ha alimentato nuovi dubbi e insinuazioni sul ruolo delle istituzioni nella gestione del caso. Se davvero ci fosse stata una volontà di chiudere definitivamente il dossier, significherebbe che qualcuno, all’interno del Vaticano o dello Stato italiano, conosce la verità ma sceglie di non rivelarla.
Pietro Orlandi ha chiesto a gran voce che sia fatta luce su questi nuovi elementi. Si dichiara disponibile a collaborare con gli inquirenti per fornire ulteriori dettagli sulle persone coinvolte in quell’incontro. “Sono passati troppi anni – ha detto – e mi domando quanto ancora si dovrà aspettare affinché chi sa parli.”
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