Chi percepisce un determinato contributo economico erogato dall’Inps e non rispetta le normative sull’utilizzo delle somme rischia di commettere un reato.
Sono diversi i bonus e le agevolazioni di cui le famiglie italiane possono usufruire durante il 2025 per sostenere determinate spese. Per ognuno di essi sono previste specifiche limitazioni che non riguardano solo i requisiti per l’accesso.
È necessario anche rispettare le normative che impongono l’acquisto di determinati beni per i quali viene erogata la misura. In caso contrario sono previste sanzioni penali, come accade con l’Assegno Unico Universale, il contributo economico riservato alle famiglie con figli a carico sino ai 21 anni e senza limiti di età per i figli disabili. Utilizzando gli importi per spese personali, difatti, si corre il rischio di commettere un reato.
Dal 2022 è stato introdotto in Italia l’Assegno Unico Universale, misura destinata ai nuclei familiari con figli sino ai 21 anni e con figli disabili senza alcun requisito anagrafico. L’importo del contributo economico viene calcolato in base all’Isee e, in alcuni specifici casi, come ad esempio madri sotto i 21 anni e genitori entrambi lavoratori, possono essere riconosciute delle maggiorazioni.
Per richiederlo è necessario presentare una specifica domanda all’Inps servendosi del portale online dell’Istituto o, in alternativa, rivolgendosi ad un Caf o un patronato. In entrambi i casi è necessario allegare l’Isee aggiornato. Se la richiesta viene accolta, mensilmente verrà erogata la misura spettante.
L’Assegno Unico, secondo quanto stabilito dalla normativa, viene erogato per supportare le famiglie a sostenere le spese legate alla crescita e al benessere dei figli. In sintesi, le somme devono essere utilizzate per garantire un miglior tenore di vita ai figli.
Sul punto si è espressa anche la Corte di Cassazione con la sentenza numero 24140 del 5 giugno 2023 che fa riferimento ai genitori separati o divorziati che percepiscono il sostegno economico. L’Assegno Unico, in caso di genitori separati o divorziati, stando alla normativa, viene erogato in parti uguali a chi esercita la responsabilità genitoriale. Può accadere, però, che le parti si accordino in modo che la misura venga destinata solo al genitore affidatario.
In mancanza di tale accordo, se il genitore non affidatario trattiene le somme utilizzandole per scopi personali, secondo gli Ermellini, commette il reato di appropriazione indebita. Questo perché il genitore non affidatario non ha gestione autonoma dell’assegno che ha natura di integrazione alimentare ed è “vincolato allo scopo fissato dal sistema normativo”.
Secondo l’articolo 646 del Codice Penale, chiunque commetta il reato di appropriazione indebita può essere punito con una multa il cui importo varia dai mille ai 3mila euro in base alla gravità della violazione e con la reclusione da due a cinque anni.
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